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Il filosofo H. Bergson in un saggio sul significato del comico si pone alcune domande. ‘Cosa c’è in fondo al ridicolo? Che cosa avrebbero in comune la smorfia di un pagliaccio, un gioco di parole, il quiproquo di un vaudeville, una scena di fine commedia?’ Il comico è forza dinamica, il ridicolo è di chi fa cose consapevolmente sbagliate, malfatte, desolanti. Alcuni soggetti risultano ridicoli quando esibiscono rigidità psicologica, comportamentale, etica. L’insocievolezza ha infatti carattere tragico, rientra in schemi predefiniti tipici di chi non è più individuo poiché ha il profondo intaccato.
Non è un caso che Begson concluda il saggio con il termine -amarezza- e -andate tutti a zappare-
Quando si vive accanto a una mente creatrice, gli altri sono paglia.
Parla meglio un bel lato B, che si può penetrare e intendere, che un fiato di puzzola!